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city lies.

Posted by | Posted in Amoruso | Posted on 16-08-2007

a mezzogiorno se ne andarono le ombre e la città rimase senza alcuna difesa a differenza degli storni che si rifugiarono nel folto dei platani che orlavano le carreggiate alla ricerca di pochi decimi di grado di refrigerio. il lungo viale cittadino era deserto, amoruso si voltò per l'ennesima volta a guardare la puttana della sua macchina ferma ad un chilometro alle sue spalle, quindi riprese, con rapidi passi, a mescolare le suole di gomma delle sue scarpe del tennis con l'asphalto squagliato. rimanere senza nafta mentre si è alla ricerca di un benzinaio aperto fa incazzare, ed amoruso era incazzato. arrivato alla fermata del bus dovette attendere ancora per una mezz'ora abbondate l'arrivo del mezzo, ai suoi piedi il sudore non si accumulava in una pozza solo perchè evaporava strada facendo lasciandogli striature e aloni salini sulla maglietta. il bracciale che portava al polso era arroventato e gli bruciava la pelle. sul bus le cose non andavano meglio: l'aria condizionata era guasta e l'autista viaggiava con le porte anteriori aperte per far circolare un po' d'aria, da quelle porte entrò la banda bambini. l'autista non ebbe il tempo di volgere lo sguardo: un bullone da 26 gli si conficcò per metà nella tempia destra e l'uomo si accasciò sul volante mentre col piede schiacciò per riflesso l'acceleratore mandando al massimo dei giri il motore in folle.

quei bambini incarnavano tutte le menzogne della città, tutte le promesse non mantenute, le truffe, la violenza di un sistema che amava definirsi democratico ove era solo capitalista. amoruso restò immobile, l'unica cosa che in lui mutò fu il progredire della disidratazione che ebbe un'impennata. uno dei bambini gli si parò davanti, aveva in mano un manico di spazzolino da denti al quale era stata fissata una mezza lametta. avrà avuto dieci anni al massimo, era vecchio per quella che era la vita media di quei ragazzini. amoruso era pronto al peggio, sperò gli segasse via la carotide in modo che finisse in fretta, ma il bambino si limitò a trarre di tasca un flacone, inalare con forza da esso, strizzare gli occhi e andarsene via. amoruso rimase ancora per qualche istante immobile la vista appannata, poi lo sguardo gli tornò a fuoco e fu su una pompa di benzina aperta. "quando si dice il culo!", pensò.

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