May
31
i tre motori dell'antonov 12 facevano un casino infernale come cercassero di risvegliare il quarto che da una mezz'ora buona aveva smesso di far girare l'elica per farsi una fumatina in tranquillità. i piloti parlavano tra loro passandosi una bottiglia di kenya gold liqueur e ridevano troppo per poter pensare si trattasse solo d'un goccetto. amoruso s'era calato tre roipnol alla partenza e dormiva nella stiva incastrato tra le casse di imbel 97 brasiliani assicurate con cinghie alla struttura dell'aereo. il nome di quel fucile, che tanto ricordava la parola "imbelle", lo aveva fatto ridere di gusto una settimana prima, quando nell'ufficio ginevrino della safety commission del CERM, aveva accettato l'incarico di seguire quella consegna per il bobocolongo. nelle intenzioni del CERM le armi avrebbero dovuto alimentare la guerriglia antigovernativa del fronte per la libertà democratica contro il governo makhnofascista insediatosi attraverso una rivolta popolare e giunto al potere nel corso di un solo week end, lasciando a bocca aperta gli amministratori delle principali multinazionali che operavano nel paese. quelle bocche s'erano subito richiuse in un serrar di mascelle rancoroso che prometteva vendetta.
amoruso non aveva chiaro neanche dove fosse il bobocolongo, ma comunque non aveva nulla da fare e da troppe settimane si trovava al verde, pertanto quando un signore dall'aria distinta gli aveva messo sotto la porta un assegno circolare da diecimila euro chiedendogli di accompagnarlo a ginevra s'era dato una sciacquata alle ascelle, aveva messo il suo miglior completo facendo anghingò tra i due che possedeva, e giunto a ginevra ed ascoltata l'ulteriore proposta dei suoi committenti aveva accettato l'incarico. da genova, dove aveva trasbordato le casse da un cargo su un altro battente bandiera liberiana, ad alessandria il viaggio era stato tranquillo, o meglio tranquillato dalle dieci scatole di roipnol che amoruso s'era portato dietro, quindi le armi erano state spostate su un camioncino e poi, in un aereoporto militare in mezzo al deserto, sull'antonov, al quale nel tempo di questa introduzione e tra le risate dei piloti s'era spento un altro motore.
duemila metri sotto l'antonov il bobocolongo makhnofascista scorreva buio, punteggiato da qualche luce fioca. il movimento che il presidentissimo tsutu ngola aveva messo in piedi si basava su un sincretismo tra l'anarchia makhnovista, quella che lo stalinismo spazzò via perchè profondamente acomunista, e un fascismo che si concretizzava nella centralità dello stato, garante del popolo e risolutore dei conflitti di classe. in pratica ogni villaggio aveva una sua casa del fascio dove veniva eletto dagli abitanti che paavano le tasse un rappresentante. i villaggi, federati in provincie, a loro volta nominavano un federale e i federali componevano il consiglio di stato. c'era sì un partito unico, ma che imponeva le sue cariche dal basso della sua base e non dirigisticamente dall'alto. era un partito unico perfetta espressione del popolo. i sindacati erano stati sciolti in quanto i conflitti venivano risolti localmente e comunque ogni industria era di proprietà per il 30% dello stato e per il 30% dai lavori, solo il rimanente 40% era della proprietà che per governare aveva necessità dell'appoggio di una delle due componenti che comunque lo avrebbero messo in minoranza ove si fossero unite per un obiettivo comune. l'esercito, garanzia sicura dei confini della patria, era stato sciolto e sostituito da una milizia popolare di leva con ferma decennale, l'aver prestato servizio garantiva a vita la possibilità di partecipare alle votazioni nella casa del fascio. a parte il presidentissimo, che non era chiaramente stato eletto, i futuri presidenti sarebbero stati eletti dal consiglio di stato o per acclamazione popolare. "queste sono le basi", aveva detto tsutu ngola, "per il resto s'improvviserà. e che dio ce la mandi buona.".
all'antonov s'era spento un terzo motore ma i piloti avevano benaltri problemi: il kenya gold era finito e loro, lasciati i comandi, erano impegnati a rivoltare sotto sopra gli armadietti per rimediare qualcosa da bere. dopo aver messo sotto sopra l'aereo, controllando anche sotto ad amoruso, uno dei due trovò una bottiglia di koummis, latte di cammella seccato e fermentato ed annunciò la scoperta con un urlo di trionfo che attirò l'attenzione dell'altro e cominciarono a litigarsela svegliando amoruso proprio mentre l'ultimo motore si spegneva. al vedere quei due stronzi ubriachi litigarsi la bottiglia, i motori spenti e l'aereo in piena parabola discendente amoruso provò un certo senso di fastidio, certo, sempre meno di quello che abitualmente provava volando alitalia, ma comunque significativo. aveva le idee piuttosto confuse e la bocca impastata dallo psicofarmaco, quindi cercò di concentrarsi su qualcosa di semplice che gli consentisse di uscire dalla situazione e visto un paracadute se lo infilò, agganciò la fune di vincolo, aprì il portellone e gridando "girolamo!" si buttò giù. l'aereo si schiantò a qualche chilometro di distanza illuminando col suo bagliore la notte africana. arrivato a terra amoruso guardò l'orologio, si succhiò l'indice e lo mise a vento e disse tra sé "mi sa che se voglio essere a casa per cena tocca che muovo il culo", quindi cominciò a camminare controvento zoppicando un po'.
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duemila metri sotto l'antonov il bobocolongo makhnofascista scorreva buio, punteggiato da qualche luce fioca. il movimento che il presidentissimo tsutu ngola aveva messo in piedi si basava su un sincretismo tra l'anarchia makhnovista, quella che lo stalinismo spazzò via perchè profondamente acomunista, e un fascismo che si concretizzava nella centralità dello stato, garante del popolo e risolutore dei conflitti di classe. in pratica ogni villaggio aveva una sua casa del fascio dove veniva eletto dagli abitanti che paavano le tasse un rappresentante. i villaggi, federati in provincie, a loro volta nominavano un federale e i federali componevano il consiglio di stato. c'era sì un partito unico, ma che imponeva le sue cariche dal basso della sua base e non dirigisticamente dall'alto. era un partito unico perfetta espressione del popolo. i sindacati erano stati sciolti in quanto i conflitti venivano risolti localmente e comunque ogni industria era di proprietà per il 30% dello stato e per il 30% dai lavori, solo il rimanente 40% era della proprietà che per governare aveva necessità dell'appoggio di una delle due componenti che comunque lo avrebbero messo in minoranza ove si fossero unite per un obiettivo comune. l'esercito, garanzia sicura dei confini della patria, era stato sciolto e sostituito da una milizia popolare di leva con ferma decennale, l'aver prestato servizio garantiva a vita la possibilità di partecipare alle votazioni nella casa del fascio. a parte il presidentissimo, che non era chiaramente stato eletto, i futuri presidenti sarebbero stati eletti dal consiglio di stato o per acclamazione popolare. "queste sono le basi", aveva detto tsutu ngola, "per il resto s'improvviserà. e che dio ce la mandi buona.".
all'antonov s'era spento un terzo motore ma i piloti avevano benaltri problemi: il kenya gold era finito e loro, lasciati i comandi, erano impegnati a rivoltare sotto sopra gli armadietti per rimediare qualcosa da bere. dopo aver messo sotto sopra l'aereo, controllando anche sotto ad amoruso, uno dei due trovò una bottiglia di koummis, latte di cammella seccato e fermentato ed annunciò la scoperta con un urlo di trionfo che attirò l'attenzione dell'altro e cominciarono a litigarsela svegliando amoruso proprio mentre l'ultimo motore si spegneva. al vedere quei due stronzi ubriachi litigarsi la bottiglia, i motori spenti e l'aereo in piena parabola discendente amoruso provò un certo senso di fastidio, certo, sempre meno di quello che abitualmente provava volando alitalia, ma comunque significativo. aveva le idee piuttosto confuse e la bocca impastata dallo psicofarmaco, quindi cercò di concentrarsi su qualcosa di semplice che gli consentisse di uscire dalla situazione e visto un paracadute se lo infilò, agganciò la fune di vincolo, aprì il portellone e gridando "girolamo!" si buttò giù. l'aereo si schiantò a qualche chilometro di distanza illuminando col suo bagliore la notte africana. arrivato a terra amoruso guardò l'orologio, si succhiò l'indice e lo mise a vento e disse tra sé "mi sa che se voglio essere a casa per cena tocca che muovo il culo", quindi cominciò a camminare controvento zoppicando un po'.
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