May
17
nessuno ha mai avuto fretta d'ammazzarsi, amoruso.
Posted by | Posted in Amoruso | Posted on 17-05-2007
spostò la testa cercando di prendere ombra dalle foglie che si frapponevano tra lui ed il sole. la luce di quel giorno era tremula, molto bianca: da mal di testa. il parco era, data l'ora meridiana, deserto. una altalena dondolava senza che nessuno ci sedesse sopra: qualcuno era andato via da poco? non se ne era accorto e provò fastidio. prese il telefonino e ripetè l'ultimo numero fatto: utente non raggiungibile. cercò nella respirazione un argine alla marea montante dell'ansia. sapeva bene che se si fosse lasciato andare sarebbe stato peggio. si alzò dalla panchina e decise di tornarsene a casa: era andata a buca.
si fermò al bar per bere due vodke lisce che ebbero la buona grazia di rilassargli la mascella e togliergli sapor d'elettrico dalla bocca. "amoruso?", chiese una voce dietro le sue spalle. si girò. "amoruso?", ripetè quello che scoprì essere un gigante col naso schiacciato dal pugilato e le orecchie merlettate dalla lotta libera. "sono io.", rispose amoruso mentre nella sua testa sua maestà la paranoia prendeva posto sul trono ordinando alla mano destra di andare in tasca a far compagnia al revolver. "dovrebbe seguirmi.", disse l'omone. "senti amico", disse amoruso che per quell'individuo tutto provava tranne amicizia, "io sto a ròta fracico, sono nervoso, due vodke non m'hanno fatto un cazzo ed ho una mano sudatissima in tasca che cerca di infilare l'indice nella guardia di una .357 canna corta puntata esattamente alle tue palle. ora dimmi che puoi procurarmi qualche capsula di meth o vattenaffanculo". l'omone annuì ed amoruso lo seguì.
ingoiò tre capsule assieme, ovviamente senz'acqua, non appena ebbe posato il culo sul cuoio cucito a mano del salottino all'interno della limousine alla quale il gigante, dopo avergli messo un sacchettino con una ventina di pasticche in mano, lo aveva accompagnato. la base di vodka fece il suo mestiere e sentì il benessere, quello che per altri è uno status normale indegno di nota, salirgi dallo stomaco alla testa e scendegli giù rilassandogli le gambe che allungò. una quarta capsula la aprì e la versò nel drink, di nuovo vodka, che il suo ospite gli porgeva da quando era entrato. di nuovo vodka, certo, ma stavolta di qualità. a quel punto amoruso finalmente si era sentito a posto. normale. l'ospite invece ne rilevava gli occhi spalancati, le mascellecontratte e le mani in perenne movimento: "cazzo questo davvero è fuori.", pensò.
la macchina aveva fatto poche centinaia di metri. amosuso stava da dio: si godeva la metànfa sbragato sul sedile con la sigaretta accesa in una mano ed il tumbler nell'altra, il culo affondato nel sedile, gli occhi sgranati che roteavano guardando fuori dal tettuccio aperto un po' alla ricerca del sole, un po' a sfuggirlo non appena lo avessero trovato. il misterioso ospite tossicchiò richiamando la sua attenzione. avutala allungò ad amoruso una mazzetta di denaro dal considerevole spessore. l'auto rallentò. fuori le strade erano deserte: "avremo fatto l'una e venti.", pensò amoruso. il ferragosto aveva liberato dalla gente le strade cittadine, e, specie in quell'ora non girava nessuno. amoruso prese i soldi e se li cacciò lestamente in tasca: "bene, meth, soldi: chi devo ammazzare?" chiese sorridendo al suo interlocutore. "quello", disse l'uomo indicandogli col dito una figura che s'avanzava per la via. amoruso lo guardò e lo riconobbe: era amoruso. scese dalla macchina. sorrise. palpò nella tasca sinistra la rassicurante presenza della sacca di meth. afferrò ella tasca destra l'impugnatura di marca della sua pistola di marca e cominciò a mettere un passo dietro all'altro. con calma. del resto nessuno ha mai fretta d'ammazzarsi.
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ingoiò tre capsule assieme, ovviamente senz'acqua, non appena ebbe posato il culo sul cuoio cucito a mano del salottino all'interno della limousine alla quale il gigante, dopo avergli messo un sacchettino con una ventina di pasticche in mano, lo aveva accompagnato. la base di vodka fece il suo mestiere e sentì il benessere, quello che per altri è uno status normale indegno di nota, salirgi dallo stomaco alla testa e scendegli giù rilassandogli le gambe che allungò. una quarta capsula la aprì e la versò nel drink, di nuovo vodka, che il suo ospite gli porgeva da quando era entrato. di nuovo vodka, certo, ma stavolta di qualità. a quel punto amoruso finalmente si era sentito a posto. normale. l'ospite invece ne rilevava gli occhi spalancati, le mascellecontratte e le mani in perenne movimento: "cazzo questo davvero è fuori.", pensò.
la macchina aveva fatto poche centinaia di metri. amosuso stava da dio: si godeva la metànfa sbragato sul sedile con la sigaretta accesa in una mano ed il tumbler nell'altra, il culo affondato nel sedile, gli occhi sgranati che roteavano guardando fuori dal tettuccio aperto un po' alla ricerca del sole, un po' a sfuggirlo non appena lo avessero trovato. il misterioso ospite tossicchiò richiamando la sua attenzione. avutala allungò ad amoruso una mazzetta di denaro dal considerevole spessore. l'auto rallentò. fuori le strade erano deserte: "avremo fatto l'una e venti.", pensò amoruso. il ferragosto aveva liberato dalla gente le strade cittadine, e, specie in quell'ora non girava nessuno. amoruso prese i soldi e se li cacciò lestamente in tasca: "bene, meth, soldi: chi devo ammazzare?" chiese sorridendo al suo interlocutore. "quello", disse l'uomo indicandogli col dito una figura che s'avanzava per la via. amoruso lo guardò e lo riconobbe: era amoruso. scese dalla macchina. sorrise. palpò nella tasca sinistra la rassicurante presenza della sacca di meth. afferrò ella tasca destra l'impugnatura di marca della sua pistola di marca e cominciò a mettere un passo dietro all'altro. con calma. del resto nessuno ha mai fretta d'ammazzarsi.
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