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amoruso e la lepre di maggio.

Posted by | Posted in Amoruso | Posted on 19-05-2006

amoruso tornò a spostare la tendina: due piani sotto, in strada, la ragazza continuava a distribuire specchietti ai passanti. una signora elegante con un fox terrier al guinzaglio ne prese uno, distrattamente, si guardò e cambiò espressione. la maggior parte cambiava espressione, tutti gettavano lo specchietto nel cestino che si trovava a pochi passi. la ragazza continuava a distribuire specchietti, quando era prossima a finirli riciclava quelli abbandonati presso il cestino e ricominciava: guardatevi. bionda, minuta, indossava abiti colorati che contrastavano con la sua aria triste. non diceva niente. faceva: guardatevi. in televisione un gruppo di metallari era giunto al core dell'esecuzione di fronte ad un pubblico in delirio. il cantante mentre continuava a suonare cominciò aiutandosi con un piede a togliersi la scarpa dall'altro. poi il calzino. quando il piede fu libero si avvicinò al margine del palcoscenico e lo protese verso il pubblico. un essere dalla sessualità indefinità iniziò a succhiarglielo con voluttà. amoruso spense la tv e si sdraiò di nuovo sul letto. doveva perdere tempo, doveva ritardare per dare modo agli omini del futuro di preparare il palcoscenico nel quale avrebbe continuato a muoversi. guardò l'orologio al polso e quello sulla tele: era avanti ormai solamente di tre minuti e venti secondi.

il giorno prima amoruso s'era mosso con troppo anticipo ed aveva continuato a guadagnare tempo con sorpassi azzardati, una velocità sopra la media e una serie di fortunate conseguenze quando si trovò di fronte alla macchina il vuoto. la strada finiva nel vuoto, non solo, l'intera prospettiva sfumava nel nulla. o meglio. non proprio nel nulla. nel cantiere degli omini del futuro che lavoravano febbrilmente per creare un contesto nel quale amoruso potesse muoversi. appena la macchina fu ferma, sul ciglio del nulla, gli omini alzarono gli occhi sbalorditi smettendo di lavorare. poi si guardarono allibiti tra loro fino a quando il capocantiere si fece avanti: "ma lei è già qui?", disse ad amoruso. "qui dove?", rispose il detective con un sorriso. il capocantiere degli omini del futuro si prese una lunga pausa, accese una sigaretta, guardò l'orologio e disse: "quì, avanti di cinque minuti rispetto a dove avrebbe dovuto essere.

amoruso guardò di nuovo l'orologio: un minuto e venti secondi esatti. ancora un paio d'ore e tutto sarebbe tornato normale: avrebbe potuto muoversi in sincronia col proprio futuro, uscire, andare a prendere un gelato certo che un omino del futuro glielo avrebbe fatto trovare pronto e avrebbe anche potuto cambiare idea ed optare per un pezzo di pizza rossa con le olive e le cipolle: sarebbe stato lì, fumante, ad attenderlo. tornò alla finestra. la strada era ormai quasi vuota. la ragazza era seduta sul marciapiede, aprì il suo borsone traendone uno specchietto e si guardò. trovandosi più in alto amoruso non poteva vederne il viso e quando le spalle di lei cominciarono a sussultare ebbe il dubbio, che gli rimase, circa il fatto che stesse piangendo oppure ridesse.

il sole tramontava sui palazzoni che assunsero un colore grigio rosato. i gabbiani in piccoli stormi tornavano al mare dalle discariche di periferia, amoruso guardò l'orologio, sospirò e s'accese l'ultima sigaretta della giornata.

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