"cazzocazzocazzo che cazzata!", amoruso ri rigirava nel letto scalciando istericamente e contorcendosi come un indemoniato. s'era distratto un attimo ed una situazione ordinata era divenuta un caos difficile da sbrogliare. circostanze compartimentate avevano creato legami forti tra loro risultando ora indistinguibili e pertanto ineliminabili tout court a meno di non rischiare di buttare nel cesso i pesci con l'acqua da cambiare dell'acquario. "cazzocazzocazzocazzo", amoruso accese la luce, sedette sul letto e s'attorcigliò una canna nella consapevolezza che non gli avrebbe agevolato il sonno ma anzi avrebbe dato volume a quei pensieri che avrebbe voluto spegnere: "ma sticazzi", concluse ad alta voce.
veronica mars sorrideva ed ammiccava con le sopracciglia alludendo a qualcosa che si trovava dietro le spalle di amoruso, il quale non aveva alcuna intenzione di voltarsi nella consapevolezza che se lo avesse fatto veronica sarebbe sparita. "senti veronica, gran calma che già l'altra volta è andata malissimo. allora senti, ma tu pensi che dovremmo avere un bambino?", amoruso non aveva neanche finito la frase che tra lui e la mars comparve una enorme scritta lampeggiante al neon che diceva "cazzata" mantre risate registrate echeggiarono in quello spazio senza confini. veronica mars sgranò gli occhi e cominciò a scomparire: "noooooo! veronica mars, cazzo, no, ti prego non sparire! veronica maaaars! veronica maaaaaars! torna qui! ti devo imporre il mio affetto!".
immaginati di avere la bocca piena di terra, una saccoccia di cemento sul plesso solare e due generatori piezoelettrici all'altezza delle ginocchia che ad ogni schicchera contraggono i muscoli dei polpacci in modo innaturale provocando crampi dolorosissimi. "veronica mars, ma vaffanculo va.", pensò amoruso alzandosi dal letto, inciampando su una maglietta per terra e avviandosi verso il cesso. uno sguardo alla finestra gli fece odiare la luna di maggio carica di quelle promesse estive che puntualmente settembre avrebbe avvolto in una nebbia di delusioni. amoruso pisciò e tornò a letto. era ancora troppo presto per alzarsi e troppo tardi per pensare di riprendere sonno.
pensò, come contasse le pecore, a pietro bastogi, alle ferrovie meridionali che realizza grazie ai suoi agganci con sella e che lo stato gli ricompra nel 1906; con quei soldi i santi bastogi, padri della patria, fondarono una fiorente industria elettrica: stessa spiaggia stesso mare, lo stato la nazionalizza nel 1962. pensò a quanto sia marcio il capitalismo italiano fin dall'unità. contare le pecore funziona: due minuti dopo amoruso correva in prato pieno di cespugli di ginestra dal dolcissimo profumo. correva e rideva, correva e rideva, correva e rideva, correva e pestò un fior di cane proprio mentre la radiosveglia annunciava mare forza sei nel basso adriatico.
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