amoruso, eolo ed i Segreti dei Grandi Chef.
le prime ombre della sera s'erano a quell'ora ingigantite e fusesi tra loro avevano tinto il cielo di buio quando amoruso controllò l'ora sul cellulare e poi, verificato un ritardo sufficiente ad assicuragli che tutti fossero ormai seduti e che quindi non avrebbe dovuto affrontare la querelle per la scelta del posto a sedere, entrò nel tempio cittadino della buona cucina. scusandosi per il ritardo e salutando tutti con un generico gesto della destra e uno svolazzo tracciato in aria con le pupille si accomodò: iniziava il convivio annuale del sesto corso del 1985 per ispettori della polizia di stato. avesse amoruso, in quel periodo, quadrato il pranzo con la cena non ci sarebbe andato, inoltre il ristorante era alla moda e davvero sentiva il bisogno di un buon pasto. appena ebbe nello stomaco il primo, maleducatamente abbondante, boccone di carrè di tonno rosso abbinato ad una mousse di fagioli cannellini dop di atina delicatissima il ronzio nelle orecchie si attenuò rendendogli possibile la comprensione e non solo l'ascolto del discorso delle persone che aveva accanto.
lo sbirro grasso che aveva di fronte doveva essere amico di quello segaligno che amoruso aveva a destra e stava raccontando al tipo smunto che era, invece, alla sua sinistra qualcosa per la quale lo sfregiato e lo strabico seduti ai lati del medesimo grassone se la ghignavano di brutto. "chissà se io sono l'itterico.", considerò tra sé. "e non è niente rispetto alla storia del pittbull!", disse ad un certo punto il grassone sputazzando cibo sulla tovaglia e peggio. il segaligno si schernì ma lo smunto incalzò e il ciccione cominciò: "ci avevano chiamati per una lite famigliare a torbellamonaca, cazzo io le odio queste cose, comunque lui - e accennò al segaligno - quel giorno aveva il rodiculo e ci andava proprio di dare una strapazzatina a una coppia di stronzi del cazzo...". amoruso si concentrò sulla sua destra, non tanto per il segaligno che stava evidentemente rivivendo, anzi dall'espressione si sarebbe detto risoffrendo la cosa, quanto per il cameriere che stava servendogli il primo: un consommè di pesce cappone nel quale navigavano, troppo pochi, degli anolini rivisitati in un inedito ripieno di un impasto di scampi e maionese di ricci.
amoruso s'era evidentemente distratto: il grassone e il suo compare nel racconto erano già arrivati al piano, ma quella zuppetta calda gli stava rimettendo a posto lo stomaco e l'anima. "e allora io mi metto alla destra della porta, mentre da dentro la stronza urlava a quel coglione che s'era accattato delle bestemmie nella sua cazzo di lingua, quindi ci facciamo un cenno d'intesa - che il ciccione rifece al segaligno ad usum exempli - lui si mette con la pistola puntata alla porta, io gli passo rapidamente davanti, con un calcio apro e i sposto sulla sinistra. cazzo a quel punto lo vedo prima sbiancare, quindi vedo sbucare dalla porta un tizzone nero che poi era un cazzo di pittbul che spalanca le fauci e le richiude sul suo pacco.". tutti a quel punto fecero una espressione sofferta, tranne amoruso che allungava il collo per cercare il cameriere con lo sguardo e chiedere il bis. cazzo che arte che hanno svilupato i camerieri per non guardare mai, se non quando pare a loro, negli occhi dei clienti. "e questo sarebbe pure un posto di classe.", si lasciò sfuggire amoruso a mezza bocca. "come?", chiese lo sfregiato. "beh, certo.", disse amoruso e lo sfregiato sorrise ed annuì.
cazzo già il secondo, disse stavolta tra sé amoruso mentre gli servivano dei bocconcini di coda di rospo con crema di cipolle del campidano. "cazzo insomma aveva tutto il pacco tra le zanne di quel cane del cazzo.", disse il grassone. "e stringeva quel pezzo dimmerda, stringeva di brutto." disse in rinnovato dolore quasi fisico il segaligno. "voi che avreste fatto, cazzo?", chiese il ciccione agli altri. lo strabico, che fino a quel punto sembrava distratto, parve rispondere all bottiglia del vino, comunque esclamò: "cazzo io gli cacciavo un etto di piombo in testa a quel cane bastardo, e due etti al padrone.". tutti risero, amoruso mangiava. "è quello che ho fatto!", disse il segaligno. ridendo sguaiatamente il grassone continuò: "undici punti al cazzo e venti all'inguine, la palla gli ha quasi staccato la cappella e per aprire le mascelle a quel cane abbiamo dovuto chiamare i pompieri che hanno usato un martinetto idraulico.". tutti, sarà che a fine cena erano spudoratamente sbronzi e col colletto sudato e slacciato e la cravatta lenta, finirono quasi sotto al tavolo con le convulsioni, per le risate. tutti tranne il segaligno che non rideva per niente. amoruso aveva finito il dolce, una terrina di fragoline di nemi con gelato al miele. si alzò, cacciò un rutto della madonna, sorrise e se ne andò. pur chiedendosi chi cazzo fosse quel tipo la sala esplose una clamorosa risata e proseguì con gli amari ed i caffè.