La spelonca di Lord H. Amoruso

La dura vita di un investigatore romano

amoruso e la macchina del tempo.

a quell'ora sarebbero apparse le prime luci dell'alba, non fosse che la cappa di smog e fuligine, che avvolgeva la terra a causa del dissennato sviluppo industriale asiatico e africano e dei disastri ecologici conseguenti, oscurava completamente il sole da ormai più di un anno. tutto si era svolto così rapidamente che amoruso, già di suo poco reattivo, stava cominciando ad incazzarsi solo da qualche settimana. il camion della nettezza urbana, svuotando la campana dedicata alla raccolta differenziata del vetro situata proprio sotto casa sua, fece il solito rumore di cielo infranto: in quel momento bussarono alla porta. "avanti.", disse amoruso alla sagoma scura proiettata dalla luce del pianerottolo sulla porta a vetri con la scritta "inoizagitsevni osuroma" un istante prima di rendersi conto che quella silohuette era l'ultima che avrebbe voluto vedere. un istante dopo la porta si apriva ed il professor bellamorte entrava nell'ufficio. "buongiorno amoruso", disse bellamorte mentre senza guardarlo carrellava con lo sguardo sullo sporco, i vassoi di pizza a portar via, le cicche, le bottigliette vuote di corona, le bottiglie di white horse, insomma tutta la rumenta che si era accumulata da quando la donna delle pulizie trovando amoruso riverso sul pavimento, il mattino di un mese prima, s'era presa un tale spavento da non voler più saperne di lavorare da lui. lo sguardo di bellamorte si posò sul televisore acceso a volume bassissimo: "che guardi?".

"è una partita di bandiera.", rispose amoruso che nel frattempo, a parte gli occhi non s'era spostato di un millimetro: seduto con i piedi poggiati sulla scivania . "bandiera?" chiese bellamorte, "scusami ma negli ultimi anni sono stato un po' preso: cos'è?". "hai presente gli alfieri delle battaglie rinascimentali? quelli che per non farsi catturare la bandiera dal nemico anche se circondati la sapevano lancare ai loro colleghi a lunghe distanze mentre questi ultimi sapevano recuperarla al volo? ecco, metti questo ed il calcio fiorentino assieme ed hai il gioco della bandiera.". "sembra cruento...", disse bellamorte ammiccando alla scena che la tv riproponeva al rallentatore: un giocatore in maglia rossa atterrato da una linea di giocatori in maglia verde che avanzavano proteggendone un altro che portava una bandiera sulla quale spiccavano tre topi verdi in campo nero. "è peggio, di solito non lo guardo, ma i sorci verdi sono la mia squadra preferita." disse amoruso. il risultato in sovraimpressione dava i sorci vincenti per tre a uno. bellamorte socchiuse gli occhi e mormorò qualcosa: una litania o una formula: una preghiera.

il professor bellamorte con il bastone animato che sempre lo accompagnava ripulì alla meglio il pianale di una delle due poltroncine di fronte ad amoruso e si accomodò tra i sinistri scricchiolii della sua gamba artificiale. "sono venuto a salutarti... no, dai, sono venuto a godermi la trua faccia quando ti avrò detto quello che sono venuto a dirti.". "e allora comincia, no?", chiese amoruso mettendosi a sedere composto con un sorrisetto divertito che gli tracimava dai baffi. "ho realizzato la macchina del tempo, mio odiato amoruso. l'ho realizzata e non solo: l'ho usata. ho viaggiato per il tempo in, perdona la battuta, lungo e largo.". amoruso rimase col sorrisetto sulla faccia, ma le sue mani cercarono un bicchiere con del uischi dal quale tolsero una cicca in ammollo per poi accostarlo alle labbra: bevve e ruttò, senza motivo, solo per risultare sgradevole.

bellamorte sembrava sicuro di sé, si prese una pausa, poi continuò: "non solo, amoruso: ho anche portato in questo presente i peggiori figli di puttana della storia che ho raccattato in giro per il tempo: nel mio esercito c'è gengis khan, hitler, catilina, il generale custer, baldovino, attila, pasquale barra, kissinger solo per fare alcuni nomi: è un esercito di oltre centomila uomini accampato alle prte di roma. ed è solo l'inizio. amoruso, il mondo che conosci sta per finire. inizia una nuova era: la mia! harharharhar!". la risata rauca, che amoruso immaginava sortire da reiterate prove allo specchio, non s'era ancora spenta che già bellamorte aveva ripreso il discorso: "con un simile esercito prenderò presto il potere del mondo e mi incoronerò imperatore della terra. sono anni che ci combattiamo, amoruso ed io sono un uomo solo. ho solo te, un nemico, per potermi sfogare, per dire a qualcuno quale sia il mio genio.".

amoruso aveva ascoltato il suo mal di stomaco e bellamorte, e quando questi ebbe finito gli rispose: "vedi bellamorte, tu sei un uomo solo ed anche io, però c'è una differenza tra di noi: mentre io rivolgo contro me stesso le mie insofferenze tu ne cerchi vendetta nella lotta all'umanità. cosa peraltro condivisibile, non fosse che t'ha fatto diventare matto. matto a tal punto da dimenticare alcune semplici leggi: nulla si crea e nulla si distrugge: come potresti aver portato in questo presente gengis khan togliendolo dal suo presente? da dove viene la sua carne di ora? dove è sparita la sua carne di allora? nulla si crea e nulla di distrugge *solo* nell'istante tizero? non direi no? e quando quella carne viaggiasse da un punto all'altro del tempo, dove sarebbe? in un'altra realtà? mi sembra poco probabile, sarebbe come dire che non esiste nulla ed esiste tutto. sarebbe come accettare l'esistenza di un creatore e di un distruttore e di dimensioni parallele. dovresti essere dio, caro bellamorte, e se pensi di essere dio, per chiudere il cerchio, sei matto. e siccome in realtà sei matto, ti sei inventato tutto: hai una allucinazione. se vuoi ho l'indirizzo di un buon psichiatra.".

bellamorte si guardava i piedi scrollando il capo: "vedi amoruso, tu sei una persona intelligente. ma manchi di fede. mi deludi sempre. e adesso è ora. è ora che io vada.". poggiandosi prima sulla gamba sana e poi sulla protesi bellamorte si risollevò. nel tempo che ci mise, e non fu poco, amoruso guardò al risultato della partita in trasmissione: "ma merda! in tre minuti sono tre a cinque, cazzo!". i sorci verdi stavano perdendo oltre l'immaginabile. in meno di due minuti avevano subito quattro bandiere. bellamorte, finalmente in piedi, ghignò e, dandogli le spalle rivolto verso la porta aggiunse: "amoruso, uomo di poca fede, il viaggio nel tempo è viaggio dello spirito o non è.".

in quel momento bussarono alla porta. amoruso disse avanti ed il frate savonarola, sporgendosi nello specchio della porta disse a bellamorte: "signore, è ora."; "arrivo.", disse bellamorte, "addio amoruso." ed uscì dall'ufficio. amoruso rimase un po' in silenzio, poi schiacciò il tasto P- del telecomando, ma a quell'ora la troiona che stava guardando su un canale privato aveva ceduto il posto ad una televendita di miracle blade serie perfecta. amoruso spense la tv e si mise alla finestra a guardare il buio del giorno.