amoruso black monday.
gli omini e le donnine del sogno s'affannavano nel tentativo di trattenere con le loro suppliche amoruso: "nooo, non te ne andareee, resta con noi! aiutaci! hai visto quanto è bella la principessa e quanto malvagio sia il male che ci minaccia!". "ragazzi lo so, ma non è colpa mia, è che voi vi mettete a cantare la canzone e...", cercò di spiegare amoruso allontanandosi verso l'uscita del tunnel, sollevando ad ogni passo dieci omini del sogno aggrappati come disperati ai suoi calzoni. "noooo, nooo, non la cantiamo! resta! non te ne andare.", gli omini piangevano e si strappavano capelli e peli della barba, le donnine disperate coi figlioli in braccio gridavano: "resta... resta! per pietà!". poi ad un certo punto, tutto il piccolo popolo del sogno s'immobilizzò e attaccò col canto di due sole note: "tu ttù tu ttù tu ttù". amoruso aprì un occhio, poi l'altro e mise a fuoco: le sette e cinquantanove. schiacciò lo snooze biscicandosi: "scinque minuti ancora". dieci minuti dopo amoruso versava, in totale confusione mentale, il caffè sulle bustine di thè precedentemente predisposte nella tazza. è che aveva cambiato idea e non s'era avvertito. gettò tutto nel lavandino. accese la radio e cominciò ad ascoltare il giudice d'ambrosio massaggiandosi il ginocchio, era caduto scendendo le scale poco prima. considerò che era fallito ogni tentativo di conquista del potere da parte del popolo. i movimenti prima, il terrorismo poi, l'entrismo [extrema ratio regis]: niente. continuò ad ascoltare per un po', poi si svegliò per bene e s'incazzò sul serio. cambiò canale. un tizio lo informava che quel lunedì era chiamato, da qualche parte, il black monday e se ne tornò a letto dal piccolo popolo del sogno, per il quale, rispetto agli italiani, provava profonda stima.
amoruso ed il mundus subterraneus.
"buongiorno! posso intervistarla per il programma misteri per caso?", disse sorridendo siusy blady, "lei lo sa chi ha scoperto l'america?". amoruso sobbalzò nel momento in cui il microfono della viaggiatrice per caso gli sfiorò le vibrisse. "chi ha scoperto che?". "l'america!", ribadì con entusiasmo romagnolo la siusy; "colombo?", azzardò amoruso muovendosi nel tentativo di rendere la vita difficile all'operatore che stava riprendendolo. "ma no!", affermò trionfante la blady come se si aspettasse una risposta simile, e rilanciò: "lei lo sa che l'america compare in carte geografiche precedenti a colombo? la carta di vinland, ad esempio!". amoruso rimase interdetto, tolse gli occhiali da sole pieghevoli pensando al fatto che bisognasse stringerne le viti.
"senta signora blady, a parte che lei dal vivo sembra molto più magra e che lupo solitario era bellissimo", la voce di amoruso era atona, bassa, sconfortata: "ma adesso non verrà a dirmi che sta facendo un programma sulla cartografia del mistero? no, dico: mo' mi tira fuori il mundus subterraneus di attanasio kircher? senta, gliela dico io come è andata, ce l'ha un minuto anzi due?". adesso era la blady a sembrare basita, l'unica cosa che riuscì a dire, mentre amoruso la faceva accomodare su una panchina vicina, fu: "più *magra*?".
"lei conosce la geografia della terra, no? come tutti noi oggi, in questa epoca di satelliti l'abbiamo presente. ecco, la invito a pensare a quante superfici terrestri potrebbero essere contenute al suo interno, ecco, guardì, anche a non volersi troppo avvicinare al nucleo sono superfici di dimensioni impressionanti. se vuole le do' il cellulare di un amico di pisa: se glielo chiede le fa il calcolo. comunque, ripeto: sono vastità impressionanti. ecco, queste vastità erano e, forse sono ancora, abitate da una razza molto più antica della nostra che da essa deriva. lei crede che gli uomini preistorici, che non significa scimmioni ma solo che vissero prima dell'inizio della storia come la conosciamo, cercassero riparo nelle caverne? sbagliato, ne stavano timidamente cominciando ad uscire. sa che il sapiens arrivò come una tempesta a sconvolgere gli equilibri dei neandethal e di chi sa quali altre specie di ominidi? lei crede che veniamo dalle stelle magari? sbagliato, o meglio non del tutto esatto. veniamo dalla terra. querllo che è in alto è in basso, dicevano alludendo antichi saggi.", amoruso si diede una aggiustatina al pacco rapida e disinvolta, accompagnata da un colpetto di tosse ed uno scaracchio.
"partiamo dall'inizio", riprese amoruso, "una astronave aliena di forma sferica e dimensioni pressochè simili a quelle della terra attuale viaggia con l'equipaggio, migliaia di individui, in stato di ibernazione. qualcosa va storto e gli atronauti continuano a dormire mentre l'astronave si ferma entrando nell'orbita del sole, e, per culo o per un qualche motivo non entra in collisione, o forse ci entra ed ha la meglio - sarà stata ben corrazzata - ed a furia di rimbalzi si ferma nell'orbita attuale. ad un certo punto gli atronauti si svegliano e vedono che grazie al calore dei motori nucleari dell'astronave, rimasti accesi al minimo, sui detriti che si sono attaccati alla stessa collisione dopo collisione si è andata formando una atmosfera e si sono sviluppate forme di vita. un po' come i denti di cane sulla chiglia delle barche, le cozze che si attaccano alle murate al pelo dell'acqua. lei va a vela, no? avrà presente. quella che conosciamo come crosta terrestre è uno spazio minimo rispetto a tutti i ponti dell'astronave che compongono il volume sottostante.", amoruso guardò passare una ragazza bassina, con le occhiaie ed i capelli corti, e scrollò il capo.
"fino a quì ci siamo? bene, adesso i naufraghi hanno bisogno di uscire dall'astronave per un qualche motivo. pulire le sonde, riparare qualcosa. chissà. per uscire dall'astronave e sopravvivere in quell'atmosfera modificano geneticamente alcuni di essi. questi escono dall'astronave e si mettono a cercare di capire che cazzo sia successo e risolvere il problema. cominciano ad uscire dai meandri della terra e vari equipaggi di esploratori. ma le cose non vanno bene subito, alcuni di quelli che sono usciti sono instabili, impazziscono, perdono la coscienza di chi sono e diventano altro. neanderthal? boh. chissà quante prove hanno fatto. fatto sta che ad un certo punto ottengono il modello che funziona. lei dice, ma una tuta spaziale non ce l'avevano a bordo? le dico, se lei possedesse tecnologiee conoscenze in grado di fornirle a piacere le branchie, andrebbe sotto con la muta e le bombole? comunque sia escono. credo che a questo punto siano ragionevolmente simili a noi. a Sua immagine e somiglianza, hehehe. fanno una cartografia e cercano di rimapparla sull'astronave. alcune antiche carte neanche rappresentano la terra, ma schemi di circuiti, impianti, dia un'occhiata, controlli, siusy. tracce di queste antiche esplorazioni rimangono a tutt'ora: dollmen; menhir; la stessa hanging rock: sonoi riferimenti geografici, tipo le pietre confinarie dell'attuale catasto. e si incontrano con la progenie dei loro primi esperimenti che ormai numerosa popola la terra. alcune pitture rupestri ci portano testimonianza degli incontri avvenuti, ma anche negli antichi racconti di uomini bianchi dai capelli rossi, nei sacrifici delle popolazioni precolombiane di uomini bianchi, ma sopratutto nel mito di atlantide, nel mitico regno di mu. le figure sul terreno, quasi segnali ai trasvolatori, che appaiono in una piana sudamericana. mi segue?". "insomma...", balbetto la blady.
"poi che successe?", si chiese dandosi una risposta amoruso:"successe quello che quei signori mai si sarebbero atteso, accadde che mentre numerosissimi di essi erano sulla superficie dell'astronave per i compiti loro assegnati navigando per mare e per cielo con le loro formidabili carte della terra, orientate su un segnale magnetico, un meteorite di enormi dimensioni colpì la terra, o l'astronave se preferisce, modificandone l'asse e pertanto mandando a mignotte la chiave di lettura di quelle carte: l'orientamento in base al magnetismo: era cambiato il nord. quei disgraziati che erano rimasti fuori e lontani dal terribile impatto non riuscivano a capacitarsi del fatto di non capirci più nulla, e quelli che sopravvissero al tremendo diluvio, come i primi non riuscivano a ritrovare il buco per tornare sotto. non ci riuscivano perchè leggevano le carte esatte ma con occhi sbagliati. erano disperati temendo che l'astronave potesse tornare a posto e ripartire senza di loro, ed anche dalla prospettiva di dover convivere con quella razza geneticamente errata che con essi divideva il pianeta.", amoruso chiese alla blady se avesse un cannino, al diniego di questa fece gli occhi sorpresi e s'accese una macedonia senza filtro.
"fatto sta che questi poveracci non riuscivano a rassegnarsi all'idea di rimanere in quel mondo barbaro, gli uomini di allora erano davvero selvaggi, e si misero a darsi da fare per tornare sotto, a casa, nell'eden, nel paradiso perduto ed al sicuro da una ripresa del viaggio da parte dell'astronave con conseguente perdita di tutta l'immondizia che c'era sopra, quella che noi chiamiamo superficie terrestre. prima di tutto dovevano incontrarsi e ci volle un lungo tempo e la cosa venne resa più difficile per il fatto che poche donne seguissero gli uomini in superficie e pertanto era stato necessario accoppiarsi con donne del mondo esterno, che sfumarono le caratteristiche razziali prime degli uomini di sotto, in misura maggiore che non per i soli motivi di variazione genetica e li costrinse a dover fissare le proprie conoscenze su supporti scritti per tema di perdere con i successivi incroci, le proprie caratteristiche: anche se non avessero più avuto certe facoltà avrebbero comunque avuto memoria di averle avute, ed in qualche caso venivano formalizzate procedure mentali finalizzate ad un qualcosa che a loro in quel momento riuscivano del tutto istintive. abracadabra, hahahahaha!", anmoruso accompagnò l'ultima parola ad uno sguardo spiritato.
"come riconoscersi, allora, visto che si somigliava sempre più agli esterni? ci si doveva riconoscere con dei segni, con allusioni. la sfinge, le mura ciclopiche, i giardini pensili, la torre di babele altro non erano che allusioni: un dire io sono io, tu sei tu? una volta ritrovatisi, poi, bisognava andare d'accordo. molte guerre dell'antichità nacquero dai disaccordi di questi uomini. alessandro invase il regno di dario per cercare di sottrargli le sue preziose biblioteche nella speranza contenessero indizi, segni, che l'altro non era riuscito a decodificare o comprendere.", amoruso accese col mozzicone di macedonia una n80.
"poi accadde ancora che le carte degli antichi eploratori provenienti dalle viscere della terra, nei secoli, vennero in parte conservate ed in parte smarrite. e allora questi uomini ritrovatisi ed organizzatisi cominciarono a cercare le carte. vennero creati imperi, come quello persiano, quello romano, retti dai discendenti degli orfani di agartha, così si chiamava la loro astronave, finalizzati solo a riconoscersi, come ho già detto, ricollegarsi tra loro, mettere a comune le conoscenze. servivano infatti imperi per disporre di flotte per la ricerca, di fama per dare notizia di sé ai compagni, la testa di re ed imperatori sulle monete non nasce per caso, di eserciti per esplorare la terra. lei sa che i romani di lucullo giunsero fino alla cina?". amoruso spense l'n80 con la suola della scarpa. si cercò in tasca e sorrise: "ce l'ho io un cannino!", e si mise a rollarlo con due cartine ad "elle" continuando a parlare.
"dove era finito l'ingresso o gli ingressi? chi lo sa, forse s'era richiuso? ma loro cercavano. le carte. sopratutto dagli ebrei. l'allusione del diluvio, nella bibbia, è tra quelle che più vi si diffondono in descrizioni, rispetto a quelle circa il diluvio di altri popoli. sembrava chiaro ne dovessero sapere, magari nel loro errare per il deserto in cerca di una patria avevano ritrovarto antichi rotoli, chi lo sa. o forse erano il gruppo di un qualche dissidente? di qualcuno che voleva serbare il segreto e non tornare più giù essendo sulla superficie un dio che dava comandamenti e sotto di essa magari solo un numero? gli esclusi da agartha capivano che dovevano cercare 'ste carte, ricominciare da quelle e capirci qualcosa. per capirci qualcosa usarono le abazie ed i monasteri e le loro biblioteche piene di studiosissimi monaci che lavoravano a tempo pieno. poi, e guarda caso dopo le crociate e le conversioni coatte degli ebrei comincia l'epoca delle grandi esplorazioni per mare e delle grandi scoperte astronomiche. faccio salti di decine, a volte centinaia di anni, ma mi consenta di farla breve. per cominciare rendono noto, dopo aver resistito per secoli, il fatto che la terra abbia un volume. poi che giri su se stessa e attorno al sole. sarebbe scomodo celare un segreto tale e dare nel contempo dritte agli scienziati di superficie che utilizzano, sfruttano, per le ricerche. e arrivarono a comprendere cosa avesse fatto il meteorite. evidentemente gli ebrei qualcosa avevano. ed evidentemente erano le carte che portarono alla scoperta dell'america. e se le carte, corrette, funzionavano comprenderai come la fiducia nel ritrovamento delle porte di agartha fosse allora alle stelle, hahaha! le stelle, astronave, hahaha!", amoruso accese lo spinello. la blady pensò che forse s'era sbagliato e s'era rollato un pezzo di plastica, a giudicare dall'odore che sentiva, ma amoruso fumava di gusto: tre boccate, inspirare, espirare.
"ma un conto erano le carte della superficie, un conto quella che guidava al rientro. quella non c'era: non era quella dell'america, dell'oceania. non s'era trovato l'ingresso di agartha alle sorgenti del nilo, né dove la cercò pizarro. marco polo non l'aveva trovata, i portoghesi, che disponevano di una buona parte di quelle carte donate loro a tomar, navigarono in lungo ed in largo senza venirne a capo.", la blady faceva fumo dalle orecchie, ogni parola di amoruso avrebbe potuto essere ampliata in una serie di collegamenti, che sembravano davvero spiegare la storia dell'umanità come la storia della conoscenza, della produzione, della ricerca finalizzate solo a ricongiungere ad agartha coloro che ne rimasero fuori durante il diluvio. amoruso fumava e parlava ad occhi chiusi, come se li muovesse su una parete in cui fossero disegnati fatti e collegamenti tra essi come in un grandissimo diagramma. quella parete amoruso l'aveva vista davvero e ne aveva memoria: era nella casa di lisbona del professor bellamorte, sua nemesi e principale nemico.
"la delusione fu grandissima, quando all'inizio del novecento non s'era riusciti a venirne a capo. si cercò attorno a quegli anni anche nell'artide e nell'antartide: niente. fu grande lo scoramento della discendenza degli antichi uomini sotterranei. sì, certo, insegnarono agli uomini a volare pensando che la geografia fosse troppo mutata e che occorresse sorvolare per avere cartine visuali, ma anche da esse poco e niente. poi arrivarono hitler e stalin ricominciarono a cercare dagli ebrei, dopo la lunga pausa che la storia aveva accordato a quel popolo. pur massacrandone una buona parte non si riuscì ad avere la carta, ma gli cavarono fuori che negli antichi meccanismi della cabala c'era un cifrario, compresero che l'ingresso di agartha non era un segno su una carta, ma delle coordinate geografiche. il nome di dio erano delle coordinate. nel frattempo in america, con la collaborazione di numerosi scienziati di origine ebraica, venne sviluppato un esplosivo capace di riaprire, una volta trovatolo, l'ingresso. lo stesso potenziale distruttivo dell'arca dell'alleanza. era nata l'arma atomica, più in realtà gli antichi rabbini avevano scopiazzato e male degli antichi appunti, forse di un motorista dell'astronave, che i moderni ebrei avevano trasformato in ordigno nucleare. il gruppo ebraico era quello che meglio aveva conservato gli antichi appunti, carte, cifrari. i sotterranei, non quelli di kerouac, eh", disse ghignando amoruso. " finirono la guerra e passarono ad utilizzare quanto avevano appreso nei campi di concentramento da rabbini ignavi della vera valenza dei segreti di cui erano depositari. vennero sviluppati computer sofisticatissimi per permutare il permutabile: ogni scritto vi venne sottoposto senza risultato. e siamo ai giorni nostri, dove la principale novità è costituita dal fatto che gli è venuto il dubbio che altri pianeti possano in realtà essere altre astronavi, e li provano ad esplorare.". amoruso scappellò la miccia fumata a metà con una schicchera e ripose il mozzicone. "ah. quindi finisce quì?", chiese la siusy.
"no,", amoruso sorrise: "ai giorni nostri hanno anche capito che l'ingresso non lo ritroveranno mai più, che il tempo li ha fregati confondendo i ricordi ed i documenti e sono così incazzati che hanno deciso di farli uscire di fuori. che se non trovano l'ingresso per entrare faranno uscirer quelli che sono sotto. e gli tocca pure sbrigarsi". siusy sgranò gli occhi: "e come fanno a farli uscire?". "beh, disse amoruso, scaldando il pianeta: prima che ci si cuocia il cervello a noi di fuori, avranno pensato, quelli di sotto faranno la schiuma e apriranno il portello. e via con le industrie e l'era del petrolio e degli esperimenti atomici.". "e perchè si debbono sbrigare?", chiese la blady. "mah, ha sentito dello tsunami in oriente, no? ecco, direi che quelli di sotto stanno cominciando a scaldare i motori.".
la blady era ammutolita. solo dopo un po' trovò il coraggio di chiedere ad amuruso: "ma lei 'ste cose come le sa?". "intuito, ora mi scusi ma purtroppo lei sa troppo, mi tocca sparaflesciarla.". la blady s'aprì in un sorriso: "come in man in black?". amoruso si alzò dalla panchina e le diede le spalle: "più o meno.", disse, prima di emetterle un prooot sommesso, quasi baritonale, in piena faccia. poi andò a far colazione in pasticceria: gli era venuta una fame cosmica.
amoruso e zanna gialla.
amoruso non resistette alla tentazione: vista la caldarrostaia si perse prima in una serie di citazioni a mente da montale su angeli neri ospitati nel suo scialle, quindi s'avvicinò per comprare un cartoccetto. faceva freddo e l'asphalto cittadino era bagnato da una pioggerellina sottile. la gente s'affannava da una boutique all'altra a caccia di saldi su prezzi aumentati ad hoc. amoruso si fece spazio tra gli acquirenti dei fumanti cartocci e alla domanda della caldarrostaia rispose: "io? castagnetta grazie.". mentre diceva questo ad un vicino s'illuminò il volto e prese a fissarlo. era un barbone, forse peruviano, avvolto in una coperta. mentre amoruso si rimetteva a passeggiare sgranocchiando le caldarroste s'avvide del fatto che lo strano tipo lo stesse seguendo. allungò il passo e prese al volo il bus, era convinto di averlo seminato quando, inserendo la chiave nella serratura dell'ufficio se lo trovò di nuovo alle spalle.
"te scusa me. io dovere te parlare.", disse il tipo. amoruso ritenette preferibile farlo entrare per toglierselo dalle palle all'evitarlo per ritrovarselo ancora tra i coglioni in seguito. lo fece accomodare ed invitatolo a sedersi si stupì nel vederlo accosciarsi sul tappeto a gambe incrociate. "dica, come si chiama, per cominciare?", disse amoruso allo strano tipo, mentre si sistemava tra uno scrocchiar d'ossa, davanti a lui nella medesima postura . "io zanna gialla, grande capo indiano!". era indiano. minchia. un pellerossa. a guardarlo bene, in effetti, c'era tutto. l'indiano tirò fuori un caloumet e prese a caricarlo cerimoniosamente. "allora, mi dica, cosa posso fare per lei?". l'indiano prese a spiegare:
"io, zanna gialla, grande capo indiano, racconto: c'era un tempo in cui la mia tribù viveva nelle grandi praterie in armonia col cervo ed il bisonte. i fanciulli cavalcavano e grandi mandrie di mustang brucavano l'erba blu. fumavamo in pace il caloumet, ma venne il grande padre bianco col suo uomo della medicina. speravo portasse coperte e sacchi di farina per l'inverno ma invece il grande padre bianco disse che i nostri bambini non dovevano più mangiare il pemmican. che il pemmican era porciume, seccato con le mosche sopra. il grande padre bianco disse che "la merenda non si fa più così", e ci diede le sue sane merende. i fanciulli presero a mangiarne e si cagarono l'anima. ma il grande padre bianco non volle sentir ragioni! meglio la diarrea mangiando civilmente che un cagar sano derivante da cibi immondi. a nulla valse spiegare che erano secoli che gli indiani della prateria crescevano sani e forti. il grande padre bianco disse, ed era inconfutabile, che i fanciulli che mangiavano pemmican morivano tutti. per evitare questo ci ritirammo ad ovest a fumare il caloumet in nuovi spazi.", una nuvola azzurrina circondava l'indiano uscendo dal caluomet.
"giunse più ad ovest il grande padre bianco col suo uomo medicina e speravo portasse sacchi di farina e coperte per l'inverno ma egli disse che basta cavalcare senza cap, ci si fa male, è da incivili. io chiesi cosa fosse un cap, ed egli facendo una faccia disgustata disse: "selvaggi!". il cap era un orrendo cappelletto di velluto nero sotto al quale non si potevano portare penne d'aquila e si rimaneva pelati. hai mai visto un indiano pelato?". amoruso lo guardava con gli angoli della bocca all'ingiù: "no, mai visto.". "infatti", riprese l'indiano, "non accettammo e ci spostammo più ad ovest a fumare il caloumet.". "ah, ecco!", disse amoruso. la stanza era piena di fumo, amoruso pensò fosse scortese farlo fumare da solo ed accese un cylum che ebbe un cenno d'approvazione da parte dell'indiano.
"ma il grande padre bianco venne anche più ad ovest e mentre speravo avesse portato coperte e sacchi di farina disse che mangiavamo troppo. che ingrassavamo e che ciò era male. io non credevo fosse male, i nostri avi avevano fatto la fame per troppo tempo e adesso che finalmente c'eravamo rimediati un po' di mais per tutti avremmo dovuto lasciarlo marcire? il grande padre bianco disse che non gli importava, che avrebbe fatto di noi gente civile: 70 grammi di mais al giorno ed il restò se lo portò via. mano a cazzuola, un grande guerriero e ottimo muratore per un po' mangiò come da regola del padre bianco, poi schiattò. noi spostammo ad ovest il fumo dei nostri caloumet.". "go west!" confermò d'aver capito amoruso, mentre caricava un altro cylum a fronte dell'ennesima ricarica del caloumet da parte dell'indiano.
"ma il padre bianco giunse anche lì ed io, ingenuo, pensai che finalmente avesse capito e avesse portato coperte e sacchi di farina: no: disse che il fumo del caloumet fa malissimo ed è da incivili e volle che non fumassimo più nelle capanne ed anche nella prateria a meno di un chilometro da ogni forma di vita. ora, ora che ci toccò anche il sacro caloumet comprendemmo una grande verità: il grande padre bianco è un fissato del cazzo e ha sguarato la minchia. se ne frega delle coperte e dei sacchi di farina che ci servono e rompe i coglioni con le stronzate.". "sguarato si dice anche in lingua indiana?", chiese amoruso. "sì.", rispose zanna gialla soffiando una fumata che per un istante lo fece sparire agli occhi di amoruso.
"ho capito", disse amoruso alzandosi tra un crocchiar di giunture, "ma da me che vuoi?". l'indiano si avvicinò, l'alito gli puzzava di tabacco pestilenziale e il motivo del suo nome divenne chiaro quanto scuri erano i suoi denti: "tu grande uomo magia, io letto libro su te e su sciamano tuo maestro, tu fai magia nera a padre bianco e padre bianco muore!". "io? magia?", disse sgranando gli occhi amoruso. "scusa", disse il muso rosso, "tu castaneda, no? io sentito te dire 'io castaneda'". amoruso rimase fisso per un ora. l'indiano, tipo paziente non si scompose. fu solo sei ore dopo che un lampo percorse gli occhi del nativo americano che chiese: "io equivocato forse?". "tu equivocato.", disse amoruso.